Resurrezione di Lazzaro

Vangelo

  1 Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. 2 Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3 Le sorelle mandarono dunque a dirgli: “Signore, ecco, il tuo amico è malato”. 4 All’udire questo, Gesù disse: “Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato”. 5 Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. 6 Quand’ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove Si trovava. 7 Poi, disse ai discepoli: “Andiamo di nuovo in Giudea!” 8 I discepoli Gli dissero: “Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarTi e Tu ci vai di nuovo?” 9 Gesù rispose: “Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10 ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce”. 11 Così parlò e poi soggiunse loro: “Il nostro amico Lazzaro s’è addormentato; ma Io vado a svegliarlo”. 12 Gli dissero allora i discepoli: “Signore, se s’è addormentato, guarirà”. 13 Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno. 14 Allora Gesù disse loro apertamente: “Lazzaro è morto 15 e Io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!” 16 Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: “Andiamo anche noi a morire con Lui!” 17 Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro. 18 Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia 19 e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. 20 Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, Gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21 Marta disse a Gesù: “Signore, se Tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22 Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, Egli Te la concederà”. 23 Gesù le disse: “Tuo fratello risusciterà”. 24 Gli rispose Marta: “So che risusciterà nell’ultimo giorno”. 25 Gesù le disse: “Io sono la Risurrezione e la Vita; chi crede in Me, anche se muore, vivrà; 26 chiunque vive e crede in Me, non morrà in eterno. Credi tu questo?” 27 Gli rispose: “Sì, o Signore, io credo che Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo”. 28 Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: “Il Maestro è qui e ti chiama”. 29 Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui. 30 Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta Gli era andata incontro. 31 Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: “Va al sepolcro per piangere là”. 32 Maria, dunque, quando giunse dov’era Gesù, vistoLo si gettò ai suoi piedi dicendo: “Signore, se Tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!” 33 Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: 34 “Dove l’avete posto?”. Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”. 35 Gesù scoppiò in pianto. 36 Dissero allora i Giudei: “Vedi come lo amava!” 37 Ma alcuni di loro dissero: “Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?” 38 Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. 39 Disse Gesù: “Togliete la pietra!” Gli rispose Marta, la sorella del morto: “Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni”. 40 Le disse Gesù: “Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?” 41 Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: “Padre, Ti ringrazio che Mi hai ascoltato. 42 Io sapevo che sempre Mi dai ascolto, ma l’ho detto per la gente che Mi sta attorno, perché credano che Tu Mi hai mandato”. 43 E, detto questo, gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!” 44 Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: “Scioglietelo e lasciatelo andare”. 45 Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in Lui (Gv 11, 1-45).

La resurrezione di Lazzaro

Mons. João Scognamiglio Clá Dias,EP

Il grande amore di Gesù per quella famiglia di Betania
rendeva incomprensibile la sua apparente indifferenza
di fronte all’infermità di Lazzaro. Ma quando Dio tarda
ad intervenire è per ragioni più alte e perché certamente
questo amore ce lo darà in sovrabbondanza.

Il perché dei miracoli

  Nel concedere ad un taumaturgo la facoltà di realizzare miracoli, spiega San Tommaso, Dio ha per obiettivo “confermare la verità da questi insegnata”.1 Il motivo principale si trova nella fede visto che la ragione umana non ha sufficiente acume per seguire gli orizzonti di questa virtù, per questo molte volte è necessario che le affermazioni di carattere sovrannaturale siano confermate dal potere di Dio. Questi atti che eccedono le forze della natura propiziano un’accresciuta facilità a credere nella origine divina di quanto è trasmesso a riguardo di Dio.

Sant’Antonio, il miracolo della guarigione.

  Oltretutto attraverso i miracoli, diventa palese la presenza di Dio nel taumaturgo.

  Era indispensabile che fosse chiaro agli occhi di tutti che la dottrina proclamata da Gesù procedeva da Dio stesso e, molto più ancora, offrire a tutti prove plausibili per credere nell’unione ipostatica delle due nature, divina ed umana, in una sola Persona. Giustamente a fronte di questa luminosa, grande e fondamentale impostazione si proietta la narrazione del Vangelo di oggi.

Prova della divinità di Gesù

  San Giovanni scrisse i suoi ventun capitoli con la preoccupazione di rendere dimostrate, dai fatti, tanto l’origine divina della dottrina di Gesù quanto l’onnipotenza della sua Persona. E, secondo quanto ci spiega San  Tommaso, i miracoli operati dal Redentore sono prova della sua divinità:

  “In primo luogo, per la natura delle sue stesse opere, che oltrepassano tutto il potere della virtù creata, per questo non potevano farsi se non per virtù divina. […] In secondo luogo, per il modo di fare i miracoli, cioé per il fatto che li faceva come per un proprio potere, e non pregando, come altri”.2

  Oltre al fatto che possiamo trovare elevati aspetti sovrannaturali attraverso cui conosciamo meglio il Salvatore nelle sue due nature, per poter così amarLo di più, in questa narrazione di San Giovanni viene confermato il suo estro letterario. Essa è bella, attraente e commuove, rivelandosi come unica nel suo genere. Consacra storicamente i preziosi dettagli del più importante miracolo di Gesù, che Gli ha conferito una grande gloria – portando alla credenza un buon numero di giudei – e allo stesso tempo, produsse il massimo grado di odio nei suoi nemici, al punto da accelerarli nei loro intenti deicidi. Questo episodio, così pervaso da bellezza divina ed umana, sarà la causa immediata della furia del Sinedrio e della conseguente decisione della morte di Gesù.

  La penna dell’Evangelista percorre la pergamena, confermando in ogni versetto l’acuto spirito di osservazione dello scrittore, come anche rendendo evidente il fatto che lui fu un eccellente testimone oculare, degno di fede, di tutto quanto successe. Chi potrebbe comporre o immaginare i minuziosi particolari di trasparente veracità, come, per esempio, le parole, l’emozione e le stesse lacrime del Figlio di Dio fatto Uomo, che scorrono con fluidità nello scritto dell’Autore Sacro? È scrupolosa la sua fedeltà nella trasmissione della realtà che può essere divisa in tre parti distinte: il ritorno di Gesù a Betania, l’incontro e la conversazione con Marta e Maria, la resurrezione di Lazzaro.

II – Analisi del Vangelo

Il ritorno di Gesù a Betania

1 Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. 2 Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3 Le sorelle mandarono dunque a dirgli: “Signore, ecco, il tuo amico è malato”. 4 All’udire questo, Gesù disse: “Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato”. 5 Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. 6 Quand’ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove Si trovava. 7 Poi, disse ai discepoli: “Andiamo di nuovo in Giudea!” 8 I discepoli gli dissero: “Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarTi e Tu ci vai di nuovo?” 9 Gesù rispose: “Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10 ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce”.

  Affinché sia ben chiaro chi era l’infermo in questione, San Giovanni lo presenta come fratello di Marta e Maria. Pone in risalto la figura di quest’ultima per il fatto che si tratta
di una persona molto conosciuta e commentata in tutta Israele, per la sua impressionante conversione e bellissimo atto di pentimento in casa di Simone, il fariseo (cf. Lc 7, 37-50). E’ interessante notare la coincidenza del nome Lazzaro che significa aiutato, o, Dio venne in soccorso.

  Era molto che Gesù pregava nella regione di Perea, a circa una giornata di cammino da Betania. Con enorme sollecitudine ed affetto per Lazzaro, proprio come succede di solito in due sorelle di buona indole, Marta e Maria inviano un messaggero per avvisarlo dello stato di salute del fratello.

Lazzaro, Marta e Maria

  Traspare nell’atteggiamento di entrambe un profondo spirito di fede nell’onnipotenza del Salvatore e, allo stesso tempo, una nobile e fraterna dedizione. Tanto più che il messaggio non era solo informativo ma, con enorme gentilezza, esso contiene una supplica. La formula impiegata non ha niente a che vedere con la logica argomentazione del centurione romano che vuole ottenere la guarigione del suo servo; più si avvicina invece, nella sua essenza, all’attitudine della Vergine Maria nelle Nozze di Cana: “Signore, colui che ami è malato”. Secondo Sant’Agostino, questa semplice frase contiene una profonda verità di fede: Dio mai abbandona colui che ama. Esse non implorano né chiedono esplicitamente la guarigione, sia che fosse compiuta da vicino, sia da lontano; Gli era sufficiente conoscere lo stato del suo amato per, attraverso un semplice desiderio suo, rendere effettivo il miracolo.

  E realmente così sarebbe successo se Gesù non avesse voluto trarre profitto del pretesto della morte del suo amico “per la gloria di Dio, affinché per essa sia glorificato il Figlio di Dio”, secondo quanto Egli stesso afferma.

  Grande perplessità devono aver avuto entrambe, nel ricevere la risposta del Signore, due giorni dopo la morte di Lazzaro. “Questa infermità non è per la morte”. Maggior dolore ancora si deve al fatto che Gesù non si è mosso per incontrarsi con l’amico o con le sue sorelle.

  Questa è senza dubbio la dura prova attraverso cui passano le anime afflitte che implorano l’intervento di Dio e giudicano di non essere state ascoltate, vista l’attesa o l’apparente inerzia da parte del Cielo. Quanto benefico è questo passaggio per convincerci
a credere sempre nella onnipotenza della preghiera perfetta! Quando Dio tarda ad intervenire è per ragioni più alte e perché certamente ci darà con sovrabbondanza. E lì sta il procedimento di Gesù verso coloro che ama: “Gesù amava Marta, sua sorella Maria e Lazzaro”. Il grande amore di Gesù verso quella famiglia rendeva ancora più  incomprensibile la sua, per così dire, indifferenza, dal momento che, “avendo udito che Lazzaro era ammalato, rimase ancora due giorni nel luogo ove si trovava”.

  Che grande volo dello spirito era necessario per seguire il Divino Maestro difronte all’incomprensibilità delle sue attitudini! Nessuno dei due lati giungeva a scoprire la portata dello scopo politico del Salvatore. Le sorelle dovevano sentirsi smontate nelle
loro speranze, seguendo dall’esterno del sepolcro la lenta ma progressiva decomposizione del corpo del loro fratello. Gli Apostoli, da parte loro, non potevano comprendere il perché dell’andata di Nostro Signore in Giudea. Già aveva guarito tanti bisognosi a distanza, quale dunque la ragione di penetrare in una terra dove era perseguitato a morte? E solo a causa di un infermo? “Maestro, ancora poco fa i Giudei cercavano di lapidarTi e tu ci vai di
nuovo?”, dicevano essi. Non sarebbe meglio operare il miracolo a distanza?

  La prospettiva psicosociale nella quale i discepoli cercavano di delineare la figura del Messia era essenzialmente diversa dalla realtà che si presentava davanti agli occhi di tutti. In essi si trovava una costante dello spirito umano, quella di voler ridurre le azioni
di Dio alle proporzioni della nostra mentalità e addirittura dei nostri desideri, sentimenti ed emozioni. Ora, i principi in base ai quali Dio si muove sono sempre infinitamente superiori a quelli relativi alla semplici creature; per questo niente di meglio che abbandonarci ai disegni e al beneplacito della sua volontà, nunc et semper.

  Secondo i nostri criteri, forse sarebbe preferibile che Gesù esponesse il suo piano con totale chiarezza agli Apostoli per poter tornare in Giudea con più fiducia, pace e decisione. Al contrario, Gesù gli risponde con una parabola: durante le dodici ore del giorno, si può camminare senza inciampare, dice Nostro Signore, del tutto al contrario delle altre dodici ore della notte. Si trattava di una affermazione ovvia, ma che nascondeva tra le righe un significato più profondo, ossia, non era arrivato ancora il momento della sua Passione, pertanto non c’era da temere nessun male. Così, in forma didattica e soave, istruiva gli Apostoli sui passi da farsi, esercitandoli ad una piena fiducia che dovevano riporre nel loro Divino Maestro.

11 Così parlò e poi soggiunse loro: “Il nostro amico Lazzaro s’è
addormentato; ma Io vado a svegliarlo”. 12 Gli dissero allora i discepoli: “Signore, se s’è addormentato, guarirà”. 13 Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno. 14 Allora Gesù disse loro apertamente: “Lazzaro è
morto 15 e Io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!” 16 Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: “Andiamo anche noi a morire con lui!”

  Tuttavia, nell’aggiungere: “Il nostro amico Lazzaro s’è addormentato; ma Io vado a svegliarlo”, ridiede agli Apostoli la speranza che non sarebbe stato necessario ritornare nella Giudea visto che, secondo la forte esperienza dell’epoca, la ripresa del sonno dopo un’infermità grave era sintomo di una buona convalescenza, e per questo esclamano: “Signore, se s’è addormentato, guarirà”.

  Davanti a questa situazione era indispensabile parlare chiaramente, rivelando loro la morte di Lazzaro. Soltanto questo particolare sarebbe già sufficiente per meglio credere alle proposte di Gesù, visto che, fino a quel momento, nessuno lì sapeva della morte di Lazzaro, che Lui comunica con tutta sicurezza. Oltretutto, approfitta per stimolare la fiducia degli Apostoli, manifestando la propria gioia per il fatto che essi non erano stati in Betania durante la malattia di Lazzaro, nel qual caso, Gesù si sarebbe visto nella contingenza di guarirlo prima della sua morte, diminuendo, così, la grandezza del miracolo di resurrezione che avrebbe operato.

  Si vede dalla narrazione quanto gli stessi Apostoli stavano per essere formati nella Fede, a passo a passo, attraverso i miracoli, secondo quanto Egli stesso afferma: “perché voi crediate”. Gesù andrebbe a suggellare il termine della sua vita pubblica – gli ultimi momenti delle dodici ore del giorno – con il più portentoso miracolo. Egli lo aveva iniziato con la trasformazione dell’acqua nel migliore dei vini, a Cana, ed ora, prima del farsi della notte, riporterà alla vita un morto già in via di decomposizione. In questa occasione, il più fragile – San Tommaso – libera il lamento che stava in fondo all’anima di tutti: “Andiamo anche noi a morire con Lui”. Lo Spirito Santo ancora non li aveva confermati nella vocazione e l’istinto di conservazione disputava con le virtù all’interno di ognuno di loro.

L’incontro con Marta e Maria

 17 Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro
giorni nel sepolcro. 18 Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia 19 e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. 20 Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, Gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21 Marta disse a Gesù: “Signore, se Tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22 Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, Egli Te la concederà”.

  Betania, secondo la narrazione stessa, stava a meno di 3 km di distanza da Gerusalemme. Questa proprietà appartenente alla famiglia di Lazzaro era stata utilizzata da Gesù con frequenza, quasi tutte le volte che doveva andare a Gerusalemme, non solo per la sua prossimità, ma anche per il suo stesso conforto. Questa è anche la ragione che lì si trovavano molti giudei. Il lutto era osservato per sette giorni, con i primi tre riservati al pianto e gli altri quattro per ricevere le visite di condoglianza. Il costume rabbinico era stretto e rigoroso, e comportava persino il digiuno (cfr. I Sam 31, 13), in mezzo alle lacrime (cfr. Gen 50, 10). In sostanza, al ritorno dal funerale – che, peraltro, doveva avvenire il giorno stesso del decesso –, il rituale prescriveva di coprire la testa e sedersi sul pavimento a piedi scalzi. I visitatori non pronunciavano nessuna parola, dal momento che questa iniziativa toccava solamente ai parenti dei defunti. Il convivio, in queste circostanze, era silenzioso.

La resurrezione di Lazzaro

  Così rimase Maria, che non aveva idea dell’arrivo di Gesù al villaggio, mentre Marta invece Gli andò incontro allo scopo di informarLo di quanto accaduto. Ancora una volta i fatti ci rivelano le caratteristiche proprie di ciascuna delle sorelle. Marta è più dedita all’amministrazione, alle relazioni sociali, ecc., e Maria più al fervore amoroso. Per questo Marta non avvisa la sorella, anche perché sarebbe stato impossibile trattenerla insieme alle visite, mentre si svolgeva il dialogo col Maestro. Fra l’altro, questo dialogo non si sarebbe potuto svolgere con maggior tenerezza e delicatezza. Non c’è la minima ombra di rimprovero da parte di Marta quando afferma: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”, al contrario, si tratta della manifestazione di un dolente sentimento fatto di fiducia nel potere di Gesù.

  Maria, a sua volta, ripeterà esattamente questa stessa frase, permettendoci di capire il tenore delle conversazioni avute tra loro due in quegli ultimi giorni.

  Tuttavia, la fede dell’una e dell’altra non aveva ancora attinto la sua pienezza, dal momento che non potevano immaginare il grande miracolo che stava per essere compiuto da Gesù. Marta non ha idea del potere assoluto di Gesù, e da lì il condizionare le azioni del Divino Maestro fino alle richieste che Lui faccia a Dio: “Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, Egli Te la concederà”.

23 Gesù le disse: “Tuo fratello risusciterà”. 24 Gli rispose Marta:
“So che risusciterà nell’ultimo giorno”. 25 Gesù le disse: “Io sono la Risurrezione e la Vita; chi crede in Me, anche se muore,vivrà; 26 chiunque vive e crede in Me, non morrà in eterno. Credi tu questo?” 27 Gli rispose: “Sì, o Signore, io credo che Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo”.

  Marta esterna la sua ferma credenza nella resurrezione finale ed in questa occasione spera di poter rivedere il fratello in corpo e anima, senza mai immaginare la possibilità di rincontrarlo in quello stesso giorno. Gesù, il Divino Didatta vede giunto il momento di proferire una delle più belle affermazioni del Vangelo. In altri passi Egli rivelerà: “Io sono la Via, la Verità e la Vita” (Gv 14, 6); “Io sono la Luce del mondo” (Gv 8, 12); “Io sono il pane della vita” (Gv 6, 35), ma nessuna attinge l’altezza teologica di questa: “Io sono la Risurrezione e la Vita; chi crede in Me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in Me, non morrà in eterno”. E con uno spirito paterno commovente chiede a Marta: “Credi tu questo?” per incitarla ad un atto esplicito di fede e farla crescere nei meriti.

La resurrezione di Lazzaro

28 Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: “Il Maestro è qui e ti chiama”. 29 Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui. 30 Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31 Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: “Va al sepolcro per piangere là”. 32 Maria, dunque, quando giunse dov’era Gesù, vistoLo si gettò ai suoi piedi dicendo: “Signore, se Tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!” 33 Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: 34 “Dove l’avete posto?” Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!” 35 Gesù scoppiò in pianto. 36 Dissero allora i Giudei: “Vedi come lo amava!” 37 Ma alcuni di loro dissero: “Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?”

  Il dialogo aveva dato i suoi frutti migliori, era necessario consolare l’altra sorella. Marta la avvisa “in segreto” che il Maestro era arrivato. Conforme al suo temperamento intrepido, uscì in gran fretta per incontrarLo. Il suo gesto portò tutti i visitanti ad imitarla; immaginando che lei fosse andata a piangere vicino al tumulo, così la seguirono.

Tomba di Lazzaro Betania, Terra Santa

  Specialmente degna di nota è la scena del suo incontro con Gesù. Marta era più controllata nelle sue emozioni, determinata nei suoi obiettivi, pertanto, capace di esporre con le parole tutti i suoi sentimenti. Maria, molto diversa da sua sorella, ha un trasporto di fervore sensibile per il Maestro, il suo amore non conosce frontiere e neppure permette di essere frenato nelle sue manifestazioni, la sua anima realmente serafica la porta a lanciarsi ai piedi di Gesù, e il massimo che riesce ad esprimere è il suo dolore, in poche parole. Del resto era piangere, singhiozzare, e con tale sostanza che tutti si videro toccati dalla sua reazione, e la accompagnarono nel pianto.

Tomba di Lazzaro – Betania, Terra Santa

   Maria era talmente carismatica nella sua fede, nell’ardore dei suoi desideri e nella comunicazione del suo affetto per Gesù, che Lui stesso “si commosse profondamente, si turbò”. Ben diceva De Maistre: “La raison ne peut que parler, c’est l’amour qui chante!”.3 Le nostre parole possono convincere, ma il nostro amore potrà addirittura toccare il Sacro Cuore di Gesù. Quanto umano, senza smettere di essere divino, Egli si mostra in questa occasione, soprattutto nel versare, anche Lui, le sue preziosissime lacrime, santificando, così, le lacrime versate da tutti i cuori sofferenti per amore a Dio, o pentiti per le loro mancanze.

  Era questa la maggior prova di amore esternata dal Salvatore, fino a quel momento, in relazione al suo amico Lazzaro.

  Sempre “pietra di scandalo” (Is 8, 14), i campi si dividono alla vista delle sue lacrime. Alcuni sono presi da ammirazione, altri Lo recriminano per aver lasciato morire Lazzaro: ipocrisia pura, secondo autori classici, visto che si pongono a giudicare Gesù, prima ancora di una qualsiasi sua azione. Questo è l’effetto di un’antipatia preconcetta, radicata forse, nel vizio dell’invidia.

La resurrezione di Lazzaro

38 Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al
sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. 39 Disse
Gesù: “Togliete la pietra!”. Gli rispose Marta, la sorella del morto:
“Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni”.
40 Le disse Gesù: “Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria
di Dio?” 41 Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e
disse: “Padre, Ti ringrazio che Mi hai ascoltato. 42 Io sapevo che
sempre Mi dai ascolto, ma l’ho detto per la gente che Mi sta attorno,
perché credano che Tu Mi hai mandato”. 43 E, detto questo,
gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!” 44 Il morto uscì, con i
piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario.
Gesù disse loro: “Scioglietelo e lasciatelo andare”. 45 Molti dei
Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva
compiuto, credettero in lui.

  Diversamente da altri tumuli, questo di Lazzaro era scavato nella roccia non nel senso orizzontale, ma per terra e verticalmente. Per arrivare al luogo dove avevano depositato il corpo di Lazzaro bisognava discendere un buon numero di gradini. Intorno al sepolcro, erano tutti in forte aspettativa, in quanto gli antecedenti prognosticavano un portentoso avvenimento.

  Con grande autorità, Gesù ordina, con stupore dei presenti: “Togliete la pietra!”. Marta, sempre assennata, non resiste nel ponderare che il cadavere doveva già trovarsi in  decomposizione dopo quattro giorni. “Signore, già manda cattivo odore”. Magistrale la risposta di Gesù: “Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?”

  Bellissima preghiera di Nostro Signore, con il tumulo già aperto, il cattivo odore ferendo le narici dei presenti, l’attenzione non potrebbe essere più intensa. Egli prega non per necessità, “ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che Tu Mi hai mandato”.

La resurrezione di Lazzaro – Cappella del cimitero di Excideuil (Francia)

  Per un semplice suo desiderio, la lapide sarebbe stata ridotta a niente e Lazzaro sarebbe comparso alla porta del sepolcro, ringiovanito, pulitissimo e profumato. Era tuttavia conveniente che fosse nota agli occhi di tutti la potenza dei suoi ordini, così “gridò a gran voce: ‘Lazzaro vieni fuori!’”.

  Due portentosi miracoli sono compiuti, non solo quello della pura resurrezione. Lazzaro era legato dalla testa ai piedi, impedito di camminare; però salì per la scala che dava accesso all’entrata del tumulo, stando persino col sudario sul volto. Immaginiamo l’impressionante scena di un defunto che sale gradino dopo gradino, senza libertà di movimenti e senza vedere, ma già respirando e con visibili segnali di vita.

  “Scioglietelo e lasciatelo andare” è l’ultima parola di comando del Divino Taumaturgo.

  Niente più riferisce l’Evangelista, nessuna parola riguardo a Lazzaro o alle manifestazioni di gioia delle sue sorelle; solamente la conversione di “molti dei Giudei che erano venuti da Maria”.

  Non viene considerata nella Liturgia di oggi il tradimento di alcuni che, certamente indignati, “andarono dai Farisei e riferirono loro quel che Gesù aveva fatto” (Gv 11, 46), portando il Sinedrio a decretare la sua morte (cfr. Gv 11, 53), materia questa approfondita
nel corso della Settimana Santa.

III – Un invito alla fiducia

  Qui sta il potere di Cristo manifestato in pieno splendore per alimentarci nella nostra fede. Questa Liturgia ci invita ad una fiducia maggiore di quella del centurione romano, ossia, è necessario credere in Gesù con un ardore mariano. Se la Santissima Vergine fosse stata a fianco delle sorelle, certamente – a parte il consigliarle ad aspettare con pace d’animo l’arrivo del suo Divino Figlio – avrebbe raccomandato ad entrambe che cercassero
di fare “quello que vi dirà” (Gv 2, 5). Per quanto grandi siano i drammi o le afflizioni nella nostra esistenza, seguiamo l’esempio e l’orientamento di Maria, credendo nell’onnipotenza di Gesù, convinti delle parole di San Paolo: “Tutte le cose cooperano per il bene per coloro che amano Dio, per coloro cioè che sono chiamati secondo il suo disegno prestabilito (Rm 8, 28).

Madonna Ausiliatrice – Santuario del Sacro Cuore di Gesù, San Paolo

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1) SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. III, q.43, a.1.
2) Idem, a.4.
3) DE MAISTRE, Joseph. Essai sur le principe générateur des constitutions politiques
et des autres institutions humaines. Paris: L. Ecclésiastique, 1822, p.19, nota 3.