Tentazione di Cristo

Vangelo

In quel tempo, 21 Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. 22 Ed erano stupiti del suo insegnamento: Egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. 23 Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, 24 dicendo: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi Tu sei: il Santo di Dio!” 25 E Gesù gli ordinò severamente: “Taci! Esci da lui!” 26 E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. 27 Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!” 28 La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea (Mc 1, 21-28).

Due bandiere…  una sola scelta!

Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

Per vincere la battaglia della nostra vita spirituale dobbiamo fare in modo di raggiungere un’unione piena e perfetta col Supremo Capitano, servendoci di tutti gli elementi che Egli mette alla nostra portata.

I – La battaglia della nostra vita spirituale

  Una delle più cogenti meditazioni proposte da Sant’Ignazio nei suoi famosi Esercizi Spirituali è quella delle “Due Bandiere”. In essa, il fondatore della Compagnia di Gesù ci presenta la vita spirituale come un campo di battaglia dove si affrontano due eserciti: quello del Signore Gesù, Supremo Capitano e Signore e quello di satana, mortale nemico della natura umana. Di fronte a questi comandanti antagonisti, con tratti molto ben definiti, diventa impossibile assumere una posizione di neutralità. “Cristo chiama e vuole tutti gli uomini sotto la sua bandiera; Lucifero, al contrario, sotto la sua”.1 Non c’è una terza opzione; è necessario fare una scelta.

Il peculiare governo del demonio

Sant’Ignazio di Loyola

  Quali sono le caratteristiche del capo dei cattivi? Nel Vangelo di San Giovanni, Nostro Signore lo qualifica come “menzognero e padre della menzogna”: “Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna” (8, 44).

  Incapace di agire sull’intelligenza e sulla volontà dell’uomo in maniera diretta, il demonio cerca di governare le anime attraverso un influsso esterno che mira ad oscurarne progressivamente il raziocinio fino ad obnubilare la loro capacità di discernimento tra il bene e il male. Per mezzo di espedienti psicologici, che utilizza con maestria, cerca di riempire i loro cuori di desideri che le portano a peccare sempre di più. Ad ogni mancanza commessa, la volontà del peccatore si debilita, la sua intelligenza perde lucidità ed egli diventa più vulnerabile al suo fattore.

  Ora, questo arrogante duce non ha alcun potere di penetrare nell’anima, nemmeno in quella di un posseduto, poiché, in questo caso, il suo dominio riguarda soltanto il corpo. La sua azione è analoga a quella dell’assalitore che, rubando una macchina, ne assume la direzione, spingendo il proprietario sul sedile del passeggero: ha il controllo del veicolo, ma non dell’intelligenza o della volontà del proprietario.

Cristo vive nelle anime in stato di grazia

  Il Signore Gesù sta all’estremità opposta del campo di battaglia. Al contrario del “padre della menzogna” che aspira a schiavizzare le creature razionali per tutta l’eternità nell’inferno, Cristo desidera la nostra salvezza.

  Come il capo dei malvagi, il Supremo Comandante dei buoni Si serve molte volte di influssi esterni per condurre coloro che Gli appartengono ma, al contrario del demonio, Egli può agire nell’intimo delle anime attraverso una grazia efficace, davanti alla quale la volontà e l’intelligenza si sottomettono senza opporre il minimo ostacolo.2 Perché “come argilla nelle mani del vasaio che la modella a suo piacimento, così gli uomini nelle mani di Colui che li ha creati, e la ricompensa secondo il suo giudizio” (Sir 33, 13).

  La presenza del demonio è sempre esterna all’anima. Sebbene, in caso di possessione, la vita cosciente di questa si trovi sospesa, egli non potrà mai invaderla, perché “soltanto Dio ha il privilegio di penetrare nella stessa essenza dell’anima, con la sua virtù creatrice, e lì stabilire la sua dimora”.3

  Santificata dalla grazia, l’anima è abitata dalla Santissima Trinità, che in lei infonde la propria vita attraverso il Verbo Incarnato. Per questo San Paolo afferma, con tutta proprietà: “Non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato Se stesso per me” (Gal 2, 20).

Lotta infinitamente diseguale

  Analizzata sotto quest’ottica, la lotta descritta da Sant’Ignazio si presenta infinitamente diseguale: il duce dei malvagi ottiene potere sull’intelligenza e la volontà delle creature soltanto nella misura in cui esse gli aprono le porte dell’anima; Nostro Signore, al contrario, “suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore” (Fil 2, 13).

  Infatti, Cristo può operare nel nostro intimo “in modo così efficace che produce infallibilmente il disegno di Dio senza, però, compromettere la libertà dell’anima che aderisce alla grazia e la asseconda in un modo liberissimo e allo stesso tempo infallibile”.4 È quello che è accaduto a San Paolo sulla via di Damasco (cfr. At 9, 1-6): una grazia creata da Dio, per propria iniziativa, lo ha convertito immediatamente.

  Pertanto, per vincere la battaglia della nostra vita spirituale, dobbiamo fare in modo di raggiungere un’unione piena e perfetta col Supremo Capitano, servendoci di tutti gli elementi che Egli mette alla nostra portata. Infatti solamente attraverso la partecipazione alla stessa vita divina potremo vincere definitivamente gli astuti conflitti del “padre della menzogna”.

La conversione di San Paolo

II – La dottrina viva del Divino Maestro

  Nell’episodio raccolto dalla Liturgia di questa 4ª Domenica del Tempo Ordinario contempleremo un incontro tra queste due bandiere nella sinagoga di Cafarnao. Da un lato vediamo il Divino Maestro che predica la Buona Novella per la prima volta; dall’altro lo “spirito impuro”, insediato nel corpo di uno dei presenti.

L’incarico di interpretare e adattare la Legge

In quel tempo, 21 Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava.

  Secondo la prassi del culto giudaico, essendo giorno “di sabato”, Nostro Signore e i suoi primi discepoli dovevano recarsi alla sinagoga per ascoltare le Scritture. Invece, il Vangelo chiarisce che Gesù non era andato solo per ascoltare, ma principalmente per insegnare.

  Predicare nella sinagoga non era una funzione che chiunque poteva svolgere. Era necessario esser stato formato in una delle scuole rabbiniche e aver dato prova di capacità di interpretare la Legge e i profeti secondo i principi stabiliti. I dottori delle sinagoghe trasmettevano quello che essi stessi avevano imparato da famosi maestri come Shamai o Hilel, evitando criteri propri che potessero dar occasione al sorgere delle più svariate dottrine.

  Ai tempi del Deuteronomio, spettava ai sacerdoti insegnare e spiegare la Legge, così tale costume si è esteso per molti secoli. Dopo l’esilio in Babilonia, si costituisce una nuova categoria di uomini dediti a questo compito: gli scribi. Il primo a ricevere questo nome nel senso di “maestro della Legge” è stato Esdra, di stirpe sacerdotale (cfr. Esd 7, 1-6), ma molti altri hanno ricevuto lo stesso titolo, senza appartenere al lignaggio di Aronne.

Predicazione dei maestri della Legge

  All’epoca del Signore Gesù, gli scribi formavano una classe a parte. Avendo l’incarico di trasmettere e interpretare la Legge di generazione in generazione, hanno adattato poco a poco certe prescrizioni della Sacra Scrittura fino al punto di creare norme estranee allo spirito dei precetti mosaici. Davanti al popolo essi si presentavano come i saggi, o hakamim, e si proteggevano da qualsiasi critica inculcando l’idea che sottovalutare le parole dei capi religiosi fosse un peccato tanto grave quanto disprezzare la parola di Dio.5

  La sostanza della loro predicazione era la stessa del Divino Maestro, poiché avevano per ministero il compito di trasmettere e interpretare la Sacra Scrittura, il cui Autore ultimo è Egli stesso. Ma, lasciandosi condurre dalle loro cattive inclinazioni, avevano distorto la dottrina rivelata secondo la loro convenienza, come spiega il professor Tricot: “grazie a una sottile casistica, essi accomodavano certe prescrizioni della Legge alla necessità dei tempi o alla debolezza degli uomini; altre volte ancora, avvalendosi di ingegnosi artifici o di astuzie esegetiche, creavano obblighi estranei alla lettera e allo spirito della Legge”.6

  Nel corso dei tempi, gli errori si sono consolidati. La decadenza degli scribi era tale che essi cercavano di occultare al popolo la vera dottrina, perché non fossero smascherate le deturpazioni fatte secondo il capriccio dei loro vizi. Di conseguenza, la loro predicazione era destituita di autorità, perché la parola di chi non vive quello che insegna è priva di qualsiasi forza.

Gesù insegnava “come uno che ha autorità”

22 Ed erano stupiti del suo insegnamento: Egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.

  Quando è cominciata la sua predicazione, Gesù non Si è presentato come discepolo di qualche rabbino. Davanti ai suoi ascoltatori appariva come “il figlio del falegname” (Mt 13, 55), ma dimostrava di conoscere le Lettere Sacre come nessun altro e insegnava ex auctoritate propria una dottrina nuova. Di fronte alle deviazioni che imperavano nella società del tempo, alzava lo stendardo della Verità, la cui sostanza è Egli stesso, sapendo perfettamente ciò che era necessario dire o fare per attrarre ed elevare quel popolo. Era ancora all’inizio della vita pubblica, ma la sua presenza e la sua parola già contraddicevano tutti i modelli errati dell’epoca.

  Essendo il Creatore di tutte le cose, spiega San Girolamo, non operava come un maestro, ma come il Signore. “Non menziona a nessun’altro, ma è Lui stesso che comanda. Non parla in nome di qualsiasi altro, ma in quello della sua autorità”.7 Senza senso sarebbe indagare su dove avrebbe studiato la Sapienza Eterna e Incarnata. Essendo la Seconda Persona della Santissima Trinità, possedeva fin dall’eternità la scienza divina. Conosceva assolutamente tutto: tanto l’universo degli esseri creati — passati, presenti e futuri — come il mondo infinito delle creature possibili.

Nostro Signore

  Oltretutto, essendo la sua Anima creata nella visione beatifica, beneficiava della conoscenza propria degli Angeli e delle anime beate, che contemplano Dio faccia a faccia. Alla scienza beatifica si univa in Gesù la scienza infusa, privilegio concesso agli Angeli quando sono stati creati, a tutte le anime che hanno già abbandonato questa Terra, e, per un dono speciale, ad alcuni eletti ancora in vita, ai quali il Figlio dell’Uomo non poteva esser inferiore. Essa Gli dava una conoscenza ricchissima, superiore a quella di qualsiasi altro uomo, di tutte le cose create, delle verità naturali e dei misteri della grazia.

  Infine, Gesù possedeva anche la scienza naturale, acquisita progressivamente con l’azione dell’intendimento operante nel corso della sua vita terrena. E questo senza mai necessitare di un maestro, poiché questo genere di scienza Gli serviva soltanto per confrontare le nozioni acquisite attraverso il suo intelletto naturale con quello che, come Dio, conosceva da tutta l’eternità.

La creatura più bella e perfetta

  Il Divino Maestro, afferma un autore del secolo scorso, non era “un filosofo alla maniera greca, e neppure un rabbino allo stile ebreo. Egli Si rivolge direttamente alle anime mirando, più che a convincerle, a conquistarle e introdurle nella corrente profonda e trasbordante della sua vita religiosa”.8 Per questo, al di là del suo insegnamento, la presenza stessa del Signore Gesù suscitava ammirazione. La sua fisionomia non poteva esser più perfetta. Capelli, labbra, sopracciglia e orecchie erano di insuperabile bellezza. Il suo sguardo percorreva i presenti in una forma soave, tranquilla, ferma, penetrante e attraente, causando estasi in coloro sui quali ricadeva. Una voce magnifica, comunicativa, dotata di un timbro e un’inflessione interamente fuori del comune, accompagnava i movimenti delle mani, i quali, a loro volta, erano proporzionatissimi, sobri, perfetti, senza esagerazioni né timidezze. La postura delle spalle, il modo di sederSi o di volgere il capo, erano inimmaginabili.

  Cercando di esprimere qualcosa della bellezza ineffabile di Gesù, Sant’Agostino proclama: “Egli è bello in Cielo, bello in Terra; bello nel seno materno, bello tra le braccia dei genitori, bello nei miracoli, bello mentre è flagellato, bello mentre invita alla vita, bello quando non teme la morte; bello quando consegna l’anima, bello quando la riprende; bello in Croce, bello nel sepolcro, bello in Cielo. Udite questo canto con l’intendimento, e la debolezza della carne non allontani i vostri occhi dallo splendore della sua bellezza”.9

III – Uno scontro tra Dio e il demonio

  Non poteva il “caudillo dei nemici”10 rimanere indifferente di fronte alla predicazione di Gesù. Si è sentito, al contrario, molto infastidito da questa, perché l’esposizione della verità pregiudica sempre il suo disegno di condurre gli uomini all’inferno. Quel Maestro, il cui divino potere ancora non conosceva, aveva predicato in forma magnifica la più pura dottrina. AscoltandoLo, i cuori si allontanavano dal peccato e le menti si aprivano al soprannaturale.

  Sebbene non gli fosse stato direttamente intimato, il “padre della menzogna” non riusciva a contenere la sua indignazione. La esprime attraverso le labbra di un possesso, che interpellerà rozzamente il Redentore. Ne avrebbe guadagnato di più a rimanere in silenzio…

La tattica astuta e cangiante del demonio

23 Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, 24 dicendo: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi Tu sei: il Santo di Dio!”

  Essere volgare per eccellenza, il demonio non si avvicina a Nostro Signore per parlarGli, ma grida da distante, con l’intenzione di esser udito da tutti e provocare confusione. Esperto nell’esplorazione delle miserie umane, Lo chiama Gesù Nazareno, ricordando così che Lui proveniva da una cittadina “insignificante e sconosciuta”.11

  Il Divino Maestro, però, rimane impassibile davanti alla provocazione. Egli non ha vanità e meno ancora preconcetti sociali, non Si sarebbe mai pentito di aver scelto quella città, nella sua infinita sapienza, per abitarci con Maria e Giuseppe. Di fronte all’inefficacia del primo tentativo, lo spirito malvagio cambia tattica, cercando di creare dentro la sinagoga un clima di indisposizione contro Nostro Signore. Quell’uomo posseduto può darsi fosse considerato dai presenti soltanto come un infermo, che chiedendo a Gesù “sei venuto a rovinarci?” si presentava come un infelice, degno di compassione, che attribuiva al Signore il carattere di un tiranno, che veniva per maltrattarlo.

  Vedendo frustrata anche questa sua intenzione di farsi oggetto di commiserazione, il “padre della menzogna” ritiene preferibile passare all’estremo opposto. Visto che non riesce a screditarLo, lancia su Gesù il più audace degli elogi, chiamandoLo “Santo di Dio”. Spera, con questa nuova manovra, di sublimare Nostro Signore con un’aureola di gloria, che in quel momento non Gli conviene, in modo da tentarLo all’orgoglio. Mira anche, esaltandoLo, a suscitare l’invidia e l’odio contro di Lui.

  Nuova invettiva e nuovo insuccesso. Perché come commenta San Giovanni Crisostomo, “anche se i demoni vi dessero un consiglio utile, neanche così fate loro attenzione”.12

Impero assoluto di Nostro Signore su tutte le cose

25 E Gesù gli ordinò severamente: “Taci! Esci da lui!” 26 E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

  Tra i Giudei, afferma Maldonado, c’erano esorcisti “che avevano una certa arte segreta per espellere demoni ereditata da Salomone, come ci narra Giuseppe”.13 San Luca li menziona negli Atti degli Apostoli (cfr. At 19, 13-14) e Gesù dice che erano figli dei farisei (cfr. Mt 12, 27; Lc 11, 19). Ma essi adempivano il loro ufficio a costo di enormi sforzi, con cerimonie che duravano ore, alle volte giorni consecutivi.

  In questo passo, Nostro Signore dice semplicemente: “Taci! Esci da lui!”. Deve aver pronunciato queste parole con la maggiore serenità e sdegnosità, poiché Cristo non ha bisogno di fare nessuno sforzo per imporre la sua volontà. Egli impera in forma assoluta su tutte le cose.

  Il Divino Maestro comincia con l’ordinare il silenzio allo spirito malvagio. Nel dirgli “taci”, gli nega il ministero della parola, privilegio esclusivo di quelli che Dio ama. Subito dopo, gli ordina di uscire da quell’uomo. Il demonio si vede immediatamente obbligato ad obbedire.

  Cristo ha voluto, pertanto, render chiaro a tutti che quell’uomo non era un malato, ma un posseduto. La violenza con cui lo spirito malvagio lo ha scosso nell’uscire e il grande grido proferito, hanno confermato la presenza diabolica e la costrizione con cui egli si ritirava da quel corpo.

“Non discuta col suo nemico, né gli risponda neppure una parola”

  L’analisi della tattica usata in questo episodio dal “padre della menzogna” ci porta, infine, a trarre una lezione per la nostra vita spirituale: nel loro obiettivo di trascinarci sulla via della perdizione, gli spiriti malvagi sono sempre in attesa che noi entriamo in confabulazione con loro, e si servono per questo dei più vari stratagemmi. Essendo angeli, tutto captano per intuizione; sono molto sagaci e incomparabilmente più intelligenti di qualsiasi uomo.

Cristo espelle lo spirito malvagio

Quale deve essere, allora, il nostro atteggiamento di fronte a loro nelle tentazioni?

  Il fatto di aver appreso ad argomentare, fare buoni ragionamenti, o aver studiato psicologia a nulla gioverà in quest’ora. L’unico mezzo valido per chi è in preda all’assedio del demonio è non prestargli attenzione, pregare e deviare altrove il pensiero e l’immaginazione. E chiedere a Nostro Signore che, come ha fatto nel caso di questo posseduto, dia al demonio l’ordine affinché si allontani da noi. Ci consiglia di agire in questo modo il grande moralista Sant’Alfonso Maria de’ Liguori: “Non appena percepiamo che ci si presenta un pensiero sospetto, dobbiamo ricacciarlo nello stesso istante, sbattendogli, per così dire, la porta sul naso, negandogli l’entrata nella nostra mente, senza preoccuparci di scoprire quello che esso significa o pretende. È necessario espellere senza indugio questi cattivi suggerimenti, come un uomo scrolla le faville che cadono sui suoi indumenti”.14

  San Francesco di Sales, nella sua famosa opera Introduzione alla vita devota, fa la stessa raccomandazione: “Non discuta col suo nemico, né gli risponda neppure una parola […]. Quando assaltata dalla tentazione, l’anima devota non deve perder tempo in discussioni né argomentazioni”.15

“La sua fama si diffuse subito dovunque”

27 Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!” 28 La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

  La reazione dei presenti rivela come questo episodio abbia facilitato la loro comprensione su chi avevano davanti. Ossia, volendo causar danno al Divino Salvatore, il demonio ha finito per prestarGli un servizio.

IV – Dio è sempre più forte

  Così, quando le difficoltà ci affliggono, o la tentazione ci tormenta, abbiamo la certezza che il “Vero e Supremo Capo”16 sta dalla nostra parte, disposto a intervenire nel momento più opportuno per la sua gloria e il nostro profitto spirituale.

  Gesù, che oggi ci aspetta nella Santa Comunione è lo stesso che ha espulso il demonio a Cafarnao e ha fatto ogni sorta di miracoli in Galilea. Sotto il velo delle Sacre Specie, si occulta la figura maestosa del “più bello tra i figli dell’uomo” (Sal 44, 3), davanti alla cui onnipotenza è impossibile al demonio resistere.

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1) SANT’IGNAZIO DI LOYOLA. Ejercicios espirituales. Segunda semana, n.137. In: Obras Completas. Madrid: BAC, 1952, p.186.
2) Cfr. GARRIGOU-LAGRANGE, OP, Réginald. La predestinación de los Santos y la gracia. Buenos Aires: Desclée de Brouwer, 1947, p.280.
3) ROYO MARÍN, OP, Antonio. Teología de la perfección cristiana. Madrid: BAC, 2006, p.314.
4) ROYO MARÍN, OP, Antonio. Somos hijos de Dios. Madrid: BAC, 1977, p.63.
5) Cfr. TRICOT, Alphonse Elie. Le monde juif au temps de Notre-Seigneur. In: ROBERT, André; TRICOT, Alphonse Elie (Dir.). Initiation biblique. Introdution à l’étude des Saintes Écritures. 2.ed. Paris: Desclée, 1948, p.721-722.
6) Idem, p.722.
7) SAN GIROLAMO. Tratado sobre el Evangelio de San Marcos. Homilía II (1,1331). In: Obras Completas. Obras Homiléticas. Madrid: BAC, 1999, v.I, p.847.
8) CASTRILLO AGUADO, Tomás. Jesucristo Salvador. La Persona, la doctrina y la obra del Redentor. Madrid: BAC, 1957, p.311.
9) SANT’AGOSTINO. Enarratio in psalmum XLIV, n.3. In: Obras. Madrid: BAC, 1965, v.XX, p.64-65.
10) SANT’IGNAZIO DI LOYOLA, op. cit., n.138, p.186.
11) TUYA, OP, Manuel de; SALGUERO, OP, José. Introducción a la Biblia. Madrid: BAC, 1967, v.II, p.573.
12) SAN GIOVANNI CRISOSTOMO. Homilía XIII, n.2. In: Obras. Homilías sobre el Evangelio de San Mateo (1-45). 2.ed. Madrid: BAC, 2007, v.I, p.239.
13) MALDONADO, SJ, Juan de. Comentarios a los Cuatro Evangelios. Evangelio de San Mateo. Madrid: BAC, 1950, v.I, p.464.
14) SANT’ALFONSO MARIA DE’ LIGUORI. Práctica del amor a Jesucristo. In: Obras Ascéticas. Madrid: BAC, 1952, t.I, p.498.
15) SAN FRANCESCO DE SALES. Introducción a la vida devota. In: Obras Selectas. Madrid: BAC, 1953, v.I, p.235.
16) SANT’IGNAZIO DI LOYOLA, op. cit., n.139, p.186.